L'Oroscopo Spiegato agli Stronzi
- Maddalena Mizzoni
- 6 days ago
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“E che palle” è la tipica risposta che da anni a questa parte ricevo quando, in preda al panico dell’indecisione estrema che mi assale ogni volta che mi si presenta una scelta (di solito quelle più importanti e alte filosoficamente), tipo stasera prendo la pizza margherita o la pizza “stocazzo”? oppure, con questi jeans sta meglio la maglia blu con il collo a barchetta o quella marrone con il collo a V , io esclamo, compiaciuta e convinta del fatto che sia la cosa più sensata da dire:
“Boh raga non lo so, sono Bilancia”.
Per quanto non mi faccia piacere citare qualsiasi tipo di materiale culturale prodotto da Mediaset, il sito di TGCOM24, tra una notizia su Ilary Blasy e una su Vladimir Putin, sintetizza (in modo che trovo spaventosamnete accurato e aderente alla mia personalità) i difetti del segno Bilancia:
"La continua ricerca dell'equilibrio della Bilancia può trasformarsi in un'indole indecisa e titubante, con la tendenza a procrastinare le scelte più importanti. Ha bisogno di valutare costantemente i pro e i contro di ogni situazione, anche quando le decisioni devono essere prese entro tempi prestabiliti."
Metto le mani avanti, non sono una persona che crede (particolarmente) all’oroscopo. Io non penso davvero che i pianeti determinino gli aspetti del mio carattere. Non credo che Venere mi renda più indecisa o che Saturno mi faccia perdere tempo. Detto ciò, se la scarpa calza, indossala, continuo a ripetermi. Sono stata inevitabilmente portata ad interrogarmi sul perchè, se neanche ci credo, io continui a tirare in ballo l'oroscopo nelle discussioni e addirittura, che lo usi come scusa per giustificare indecisioni e dubbi di vita quotidiana. Sono arrivata ad un paio di conclusioni fondamentali:
Perchè molto spesso agli uomini bianchi eterosessuali dà fastidio e lo considerano futile/sciocco/noioso. E a me piace molto dare fastidio agli uomini!
Perchè mi sento una persona fortemente indecisa e l’idea di essere forzata a scelte continue e a non avere tutte le possibilità del mondo aperte e a mia diretta disposizione mi sconvolge. Quindi, piuttosto che ammettere che il dubbio sia una caratteristica fondamentale che appartiene a me in quanto giovane donna un po' lunatica e molto drammatica, preferisco credere (o far credere) al resto del mondo che non è “colpa” mia, è solo che sono nata il 7 Ottobre 2005!
Riconosco che c’è però un territorio in cui questa mia leggendaria indecisione si dissolve quasi del tutto, ed è quello del lavoro, dello studio, della vita accademica e professionale. Lì, sorprendentemente, non tentenno. Scelgo, decido e taglio con una velocità quasi meccanica. Non rimugino per settimane su quale strada prendere o su quale risposta sia la più “giusta” in senso morale o esistenziale. La versione di me che scrive, lavora, studia, progetta, è una creatura asciutta, funzionale, quasi spietata nella sua chiarezza. Sa cosa fare e lo fa. È come se avessi deciso, molto presto, di risparmiare a quella parte di me lo strazio del dubbio, di proteggerla dall’infinito gioco delle possibilità. Tutta la mia Bilancia, tutto il mio oscillare, lo conservo per la vita personale: per le relazioni, le amicizie, l’amore, i legami familiari, le conversazioni notturne, le domande mai risolte. È lì che mi concedo di essere Prufrock (dalla cui canzone d'amore di T.S. Eliot deriva anche il nome di questo blog!!!!!), di chiedermi se sia opportuno, se sia il momento giusto, se sto sbagliando tono, tempo, direzione. La me lavoratrice, scrittrice, (quasi) dottoressa, la condanno invece a una forma di decisionismo immediato, perché il mondo professionale e accademico (o almeno quello che percepisco io) non tollera l’esitazione come linguaggio. Forse è una divisione artificiale, forse è una strategia di sopravvivenza, però scelgo così: lucida e rapida fuori dalle 9 alle 18, infinitamente indecisa tra le 18,01 e le 8,59.
Più cresco e più mi rendo conto che la vita è oggettivamente difficile. Gli umani fanno tanti errori. Le persone si conoscono molto poco. Per tutte queste ragioni è molto comodo pensare che il motivo per cui siamo come siamo e facciamo le cose che facciamo non sono le ragioni razionali a cui siamo stati allevati a credere e neanche le storie personali che scolpiscono e determinano la struttura della nostra morale e razionale.
Nahhhhh, è molto piu facile pensare che siamo come siamo per motivi che esulano completamente dalla nostra persona. A prescindere da chi siamo e da come siamo stati allevati, se siamo ricchi o poveri, belli o brutti: essere nati in questo momento di questo anno ci avrebbe reso comunque come siamo. E l’essere umano, da sempre, è affascinato dall' impersonalità di concetti come quelli del destino o del fato.
Sono fermamente convinta del fatto che dietro la comicità dell’oroscopo, il suo lessico strano e oggettivamente ridicolo, pieno di “nuove energie” e “opportunità in arrivo”, ci sia la costruzione di quello che mi piace definire un alibi metafisico. In un’epoca che pretende da noi la padronanza assoluta di tutto; emozioni, produttività, autostima, l’oroscopo ci restituisce un briciolo di irresponsabilità. Non tutto è colpa nostra. A volte è Mercurio retrogrado, e va bene così.
Ciò che ci attrae non è quindi necessariamente l’illusione di conoscere il futuro, ma la sensazione di essere contenuti in una storia che non abbiamo dovuto scrivere da soli. L’oroscopo è una narrativa pronta all’uso: 12 varianti dell’umanità in cerca di giustificazioni cosmiche. Una commedia morale in cui gli astri recitano la parte del terapeuta paziente.
Forse l’oroscopo non parla tanto di stelle quanto di una nostalgia più terrena di quanto non si possa credere: il desiderio di essere capiti. È una fame di esattezza emotiva, più che di consolazione. Vogliamo che qualcuno riesca a vederci senza che dobbiamo difenderci o spiegarci, e che c'è di più umano di questo? Nel corso della vita accumuliamo parole, ma raramente troviamo quelle che ci contengono. La maggior parte del tempo ci sentiamo come una frase sgrammaticata, un pensiero lasciato a metà. L’oroscopo, nel suo modo così semplice e arcaico, ci offre l’illusione di una traduzione perfetta: poche righe che sembrano restituire ordine a ciò che non ne ha. Quando leggiamo una frase come “hai bisogno di equilibrio, ma temi di perderlo”, sentiamo che qualcuno, anche per errore o per caso, ha trovato il punto esatto del nostro disordine. Ci riconosciamo nelle parole degli altri non perché siano necessarimante vere, ma perché ci permettono di sentirci per un attimo interi. È lo stesso meccanismo che ci fa amare un romanzo, una canzone, una frase ascoltata per caso in un bar. In ogni riconoscimento c’è un piccolo sollievo: non siamo soli dentro quello che proviamo, qualcun altro, un autore, un pianeta, un estraneo, ha sentito la stessa cosa che pensiamo anche noi.
L’essere umano ha sempre avuto paura di essere indecifrabile, anche a sé stesso. Per questo ha inventato sistemi che promettono una lettura del suo enigma: la religione, la filosofia, la psicanalisi, e in un angolo, più modesto ma non meno tenace, l’oroscopo. Tutti, in fondo, servono allo stesso scopo: contenere la confusione, darle un nome, una forma, una direzione. La fede nelle stelle è solo la versione più quotidiana e meno pretenziosa di questo tentativo millenario.
Il fascino non è nel sapere, ma nel sentirsi nominati. Leggere che “oggi potresti essere inquieto” non ci dice nulla di nuovo ma ci restituisce la sensazione che la nostra inquietudine non sia completamente incompresa. Che qualcuno, anche a chilometri di distanza e senza conoscerci, l’abbia già messa in frase. E questo, per la mente umana, è rassicurante: ci fa sentire parte di un linguaggio più grande, in cui ogni esitazione trova posto, come una stella che finalmente entra nella sua costellazione.
Se per sentirci un po’ più sopportabili e per credere che la nostra vita sia vivibile dobbiamo dare la colpa a Saturno, tanto vale guardare in alto e ringraziare. Almeno il cielo, finché lo guardiamo, non ci giudica.