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Mi Sono Innamorata di Te Perché Non Avevo Niente da Fare


Questo mese non ho scritto nulla. 31 giorni senza il rumore frenetico delle dite senza tastiera. 31 giorni senza “Anna mi è venuta un’idea troppo figa per un articolo”.  31 giorni di “Stavolta ci penso dopo”.


Che sia chiaro, la mia scelta non è stata dettata da una crisi creativa, nè da qualche ritiro spirituale (se escludiamo una proficua settimana a Fez),e neanche dalla stanchezza.

Non ho scritto perché, a un certo punto, mi sono chiesta se tutto questo mio produrre, spiegare, mettere in fila pensieri con l’aria di chi “ha qualcosa da dire”, non fosse solo un modo elegante per non restare zitta mai. Avevo forse paura di restare sola coi miei pensieri? Di elaborali completamente prima di avere il tempo di tradurli in parole?

E allora ho smesso. Ho fatto silenzio. Ho smesso di “condividere”, di “elaborare”, di “portare avanti il discorso”. Ho lasciato che la testa si svuotasse, che i giorni si afflosciassero, che le ore passassero.

Niente articoli, niente pensieri in fila, niente parole messe lì come soldatini a marciare in qualche paragrafo ordinato. È stata una vera e propria vacanza dal mio cervello. Una pausa. Una siesta intellettuale. Antropologicamente giustificabile, se uno vuole arrampicarsi sugli specchi: ho osservato il comportamento umano di chi non fa niente. Compresa me stessa.

Perché la verità è che mi stavo annoiando. E la noia, si sa, ha sempre avuto una pessima reputazione. Viene trattata come una muffa dell’anima, qualcosa da raschiare via con l’intrattenimento, il lavoro, i messaggi vocali da tre minuti, le serie tv da otto stagioni. Eppure, c’è un tipo di noia che non è solo vuoto ma spazio. Non assenza, possibilità la chiamerei.



In questo enorme e violento oceano di possibilità, ho deciso di dedicarmi completamente ad una nobile e produttiva attività: conoscermi meglio. Il che sembra difficile, alto e filosofico. Nella realtà, significa riascoltare tutte le mie playlist Spotify dal 2021 al giorno d’oggi. In questa titanica impresa di autopsia della psiche, qualche giorno fa Spotify ha ben deciso che mentre cercavo di appisolarmi al sole, nelle mie cuffie Beat rosa ammaccate, venisse riprodotta una canzone di Tenco.

“Mi sono innamorata di te perché non avevo niente da fare” dice Luigi.

E visto che ero occupata ad ascoltare il suono dei miei pensieri, ho capito una cosa fondamentale, su me stessa e sugli umani. Ovvero che io sono d'accordo con Luigi Tenco.

Molto spesso infatti ci innamoriamo non per un colpo di fulmine, ma per mancanza di altre opzioni disponibili in quel momento. Avevamo tempo libero. Avevamo bisogno di distrarci. E tu, guarda caso, eri lì.


Ci sono intere esistenze costruite così. Su scelte fatte nel vuoto, fondamentalmente perchè nessuno aveva di meglio da fare. La cosa bella è che quasi mai ce ne accorgiamo. Tendiamo a nobilitare tutto. A riscrivere la storia. A dire che sì, ci sembrava giusto, che c’era qualcosa nell’aria, che “sentivamo una connessione”. Quando invece, molto probabilmente, volevamo solo sentirci coinvolti in qualcosa. In qualunque cosa.

Anche nel posto sbagliato, anche con la persona sbagliata, anche al momento peggiore. Purché ci fosse qualcosa da aspettare la sera, e qualcuno da immaginare durante una mattinata noiosa.


Fa impressione riguardare a propria vita e chiedersi quante bugie ci siamo raccontati. Tutte le volte che abbiamo creduto di fare qualcosa perchè la volevamo, forse era solo piu forte il desiderio di non fare nulla. Ed è qui che arriva la parte che un po’ mi ha disturbata: quante delle cose che definiamo “scelte” sono in realtà solo antidoti temporanei alla noia? Quanti progetti, quanti amori, quante carriere, quanti traslochi…

Quanta roba che abbiamo impacchettato come “scelte di vita” sono nate da una domenica pomeriggio troppo lunga? Siamo davvero artefici del nostro destino o combattitori seriali di noia?


In modo nè cinico nè tantomento disilluso, mi chiedo quale sia il problema vero della nostra poca onestà con noi stessi. Non incolpo la noia. Forse la cosa brutta è che abbiamo smesso di riconoscerla.

Non la reggiamo più. La copriamo con mille attività, infinite micro-decisioni, nuovi obiettivi, corsi online, relazioni da gestire. Ma la verità è che ci innamoriamo anche per passare il tempo. E a volte, a furia di passarci il tempo, ci restiamo sotto davvero.

E va bene così.


Nel mezzo di questa riflessione a bassa intensità, ho avuto anche il tempo per fantasticare su una vita che poteva essere la mia. Una vita italiana, comoda, lentissima. Con le persiane socchiuse, il caldo che ti spettina, e quel tipo di felicità pigra che nasce dal sapere che il bucato lo fa qualcun altro. Una cucina sempre in ordine per miracolo. Il gelato a portata di mano. La televisione accesa a volume troppo alto da una stanza vicina. Una vita dove nessuno ti chiede cosa stai “producendo”.

In quella vita forse avrei riso di più, fatto meno cose serie importanti e con un impatto sul mondo e credo mi sarei innamorata più spesso. Di cose, idee, persone. Per disponibilità magari

Mi sarei concessa il lusso di scegliere senza conseguenze, solo per riempire il tempo.

E forse ne sarebbe uscito qualcosa di più vero di tutte le scelte dio vita fatte per  “serietà”. Perché quando ami per noia, non pretendi nulla. Non idealizzi. Non salvi nessuno.


Non scrivere per un mese è stata la cosa più interessante che ho fatto da un po'. Perché ho smesso di mentire. Ho smesso di fingere entusiasmo. Ho smesso di spingere il pensiero come se fosse un carrello della spesa su una salita.

Mi sono lasciata guardare in faccia dalla noia. E ho visto quello che c’è sotto.

Un sacco di desideri inventati, un bisogno irrisolto di compagnia, una stanchezza profonda da cose che ho scelto solo per non dover scegliere il silenzio.


 
 
 

1 Comment


Andrea
Jul 17, 2025

È una tendenza tipica della nostra epoca, quella di scacciare la noia con un qualsiasi tipo di attività che basti a non lasciarci soli con noi stessi. Ed è forse inconscia, prodotta da un sistema capitalistico, veloce e basato sulla "performance", in cui dai social e dai media siamo bombardati di foto, video, storie di persone che ce l'hanno fatta, che nella vita hanno vinto, che vivono in modo più invidiabile di noi. E pensiamo di poter arrivare anche noi a quei 15 minuti di gloria, che attendiamo invano come nella Fortezza Bastiani. In tutto questo la noia non trova il suo posto, essendo noi convinti di dover obbligatoriamente tenere occupato il nostro corpo e la nostra mente.

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